Le erbe delle streghe

La parola “Strega”, nel corso dei secoli, ha cambiato profondamente il suo significato: dal primitivo concetto di “ , ” preparando filtri, unguenti e rimedi di vario genere, nell’antichità considerate addirittura sacerdotesse di Diana, amate e tenute allo stesso tempo perché, proprio per la conoscenza delle erbe, erano in grado di guarire ma anche di dare la morte, si è arrivati ad equiparare la “stregoneria” alla “eresia” e le streghe alle “adepte di Satana”, dedite al maleficio in tutte le sue forme, dall’avvelenare i pozzi al rapimento dei bambini, dalla distruzione dei raccolti alla diffusione di malattie per l’uomo e il bestiame. Per questo furono perseguitate e condannate, è nel 1227 che una serie di decreti papali autorizza l’Inquisizione ad agire contro eretici e streghe. La persecuzione raggiunse il suo massimo nei secoli XVI e XVII, proprio così, nei secoli di Galileo, Shakespeare, Newton, Pascal e Cartesio si raggiunse il massimo e non solo in Europa, basti pensare alle Streghe di Salem (Massachusetts) il cui processo iniziò nel 1692. In realtà, nella maggioranza dei casi, si trattava di semplici “ ” capaci di utilizzare le piante per preparare pomate, unguenti, decotti ma anche “ ” particolari, che in molti casi erano anche “ ”, assistevano giovani donne durante la gravidanza, le aiutavano al momento del parto e nei primi tempi dell’allattamento. Ma la credenza che fossero adepte del diavolo andò consolidandosi sempre più, dedizione che si sarebbe rinnovata periodicamente durante il “ ”, (famoso è il sabba che si sarebbe tenuto sotto il “noce di Benevento”) riunione che le streghe avrebbero raggiunto “ ” affermazione che si trova in tanti verbali processuali nei quali le donne imputate negavano tassativamente di aver avuto rapporti col diavolo ma ammettevano candidamente di aver “ ” anche se testimoni degni di fede giuravano di averle viste addormentate nel loro letto.
La capacità di volare sarebbe stata acquisita mediante l’applicazione su tutto il corpo di un unguento specifico che, per chi volesse provare, era costituito, in parti uguali, da:
  •  Josciamo (Hyoscyamus niger, giusquiamo nero)
  •  basilico
  •  prezzemolo
  •  aconito (Aconitum napellus)
  •  foglie di pioppo
  •  sugna
passare le erbe al mortaio e ridurle in una pasta omogenea, aggiungere la sugna e formare così un unguento. Strofinate fortemente tutto il corpo per far penetrare l’unguento in profondità, specie sotto le ascelle, il pube e la radice delle cosce. Poi recitate la formula:
Unguento unguento
portami al noce di Benevento
supra acqua et supra vento
et supre ad omne malo tempo
Dopo un po’ volerete.
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